martedì 31 gennaio 2012

Okkio al pishing!


Il sito Fidalabruzzo.org ha problemi di pishing? Non so, ma è da diversi giorni che, accedendo al sito federale locale, vengo stoppato dall'antivirus. L'immagine in alto è relativa al messaggio di AVG sul mio desktop all'apertura del sito in questione. (Anche Avast, un altro antivirus che ho istallato sul portatile, dà un messaggio simile).

AVG recita:
La pagina a cui si sta tentando di accedere è stata identificata come minaccia conosciuta, phishing o sito Web di ingegneria sociale noto. È stata pertanto bloccata per garantire la protezione del computer. Senza protezione, ad esempio quella garantita da AVG Security Toolbar e AVG, il computer rischia di essere compromesso o danneggiato oppure si rischia il furto dei dati personali. Seguire uno dei suggerimenti seguenti per continuare.

URL: www.fidalabruzzo.org/include/xoops.js

Nome: Script Injection Redirect (type 1904)

Forse bisognerebbe informare il Comitato Regionale, non credete?

sabato 28 gennaio 2012

Renato Canova says...

(Renato Canova, ph by Victah Sailer) 

Questo post muove dagli interventi sciocchini (bannati) sulla settimana di allenamento di Luigi Turilli, da me inserita nel forum dei commenti di Lectio Magistralis. Voglio tranquillizzare l'anonimo (o gli anonimi) di turno: era una settimana (peraltro relativa al periodo speciale della preparazione di Luigi, tanto per connotare meglio metodologicamente l'intervento) delle circa 26 che compongono questa prima parte di stagione. Mi rendo pure conto che la 'brutale' schematizzazione di un microciclo settimanale, 'incollato' dentro un forum 'regionale', abbia potuto scandalizzare certuni e muovere al sarcasmo greve ("enrì altro che cavalli normali con questa tabella bisogna nutrirli bene se no rischiano di fermarsi al mercoledì" scriveva un 'bannato') chi magari pensa che l'unico modo per vincere 'dignitosamente' un Campionato di Società di Cross sia quello di ingaggiare il magrebino o il keniano di turno, oppure di 'pompare' le 'medie cilindrate' presenti su piazza. (Ed è forse anche per questo che di mezzofondisti e fondisti di buon livello in Abruzzo ne vediamo uno ogni tanto).

Il mio Maestro è Renato Canova. Lo conobbi nel lontano 1987 quando era head coach della gloriosa Atletica Fiat Sud Formia del mitico Cav. Elio Papponetti. Di strada, da quel dì, ne ha fatta davvero tanta.
Renato mi sta simpatico assai (è una questione epidermica). È il più grande appassionato di Atletica che io conosca. Svariate volte ebbi a dividere con lui la stanza d'albergo (in raduno al Sestriere, ai Mondiali di Goteborg del 1995, in diverse edizioni dei Campionati Italiani di Cross), ed avere così il privilegio di partecipare alle sue spontanee e geniali lectiones magistrales sulla corsa di resistenza. È nella natura di Renato partecipare il proprio interlocutore (anche occasionale) dello stato dell'arte delle sue ricerche metodologiche in ambito running. Una generosità culturale che è un fiume in piena impossibile da arginare (a nulla vale pregare una 'salvifica' botta di sonno dell'oratore intorno alle tre del mattino). Mitico Renato!

All'inizio del '94 lo incontrai ad un cross dalle mie parti. Dopo una chiacchieratina di circa un'ora a bordo campo, fu lesto a farmi avere uno scartafaccio denso di intuizioni al solito geniali (di quel preziosissimo quanto inaspettato dono lo ringrazio ancora oggi). "Il mezzofondo prolungato nelle specialità della corsa", il titolo di quello studio ancora in bozza. Per carità, Renato nel tempo ebbe ad approfondire, modificare, levigare, molti dei concetti in esso contenuti. Ritengo però ancora molto 'moderna' la filosofia che sostiene tutto quel documento: ieri ha pervaso di sé i migliori risultati dei nostri migliori fondisti (e mezzofondisti) degli anni '90, ed oggi è ancora cagione di quelli di molti invincibili keniani (Renato attualmente, tra i tanti, allena Moses Mosop, Abel Kirui e Florence Kiplagat).

"Da quanto abbiamo trattato, appare chiara la filosofia che costituisce il filo conduttore delle scelte tecniche attuali del mezzofondo prolungato italiano. La gara di resistenza non esiste: qualsiasi sia la distanza della competizione, questa è sempre di velocità, poiché vince sempre colui che impiega meno tempo e quindi ottiene la velocità media più elevata. D'altro canto, poiché ogni atleta possiede una propria potenza ottimale, intesa come "capacità di corsa assoluta", che è primariamente indotta da fattori genetici (mamma e papà contano ancora molto) sia per struttura morfologica del soggetto, sia per corredo enzimatico, su questa qualità non è possibile incidere più di tanto. È invece altamente allenabile la "resistenza" alla potenza posseduta. Pertanto, come non esiste la gara di resistenza, così non esiste l'allenamento di velocità, ma solo quello di "resistenza speciale" o di resistenza alla velocità preventivamente individuata.
Intendere quindi il mezzofondo come una estensione della velocità può essere in parte valido sotto l'aspetto biomeccanico, totalmente errato sotto quello bioenergetico.
La chiave del progresso moderno sta proprio in quell'allenamento di "resistenza alla potenza" che costituisce il momento più qualificante per ogni specialità. Questo tipo di lavoro, il solo veramente speciale, è supportato per lunghi periodi da un continuo incremento sia nel volume che nella intensità dei lavori a carattere preparatorio, che si possono pertanto interpretare come "allenamento che permette l'allenamento speciale", ovvero quello che influenza direttamente la prestazione.
La interpretazione e la individuazione dei vari ritmi di corsa assumono pertanto un significato fondamentale. [...]" (Renato Canova, dalle Conclusioni de "Il mezzofondo prolungato nelle specialità della corsa", bozza, 1993).

Renato Canova è uno dei più grandi allenatori della storia del mezzofondo prolungato. È italiano. Vive ed allena stabilmente in Kenia (sic!).
Di seguito inserisco due video assai interessanti. Uno è tradotto in italiano, l'altro no. Ma niente paura. L'inglese di Renato è molto italiano. Buona visione. (Spero che l'anonimo sciocchino, stavolta, impari qualcosa).


giovedì 26 gennaio 2012

Più der blogghetto de mi' fijo...


Quasi tre anni fa scrivevo "Come er blogghetto de mi' fijo", un post 'fàtico', di poche righe. Puerilmente autoreferenziale. (In fondo tutti i miei post sono un tantinello autoreferenziali, nevvero?).
Dal 9 giugno 2009 ad oggi il mio blog ha praticamente raddoppiato i contatti unici. Ne fa tanti quanti il locale sito federale. E 'sta cosa mi fa riflettere un po'. Sono io che mi sto 'sitizzando' o è fidalabruzzo che si sta 'bloghizzando'? All'anonimo di turno l'ardua scemenza.

sabato 21 gennaio 2012

Lectio magistralis?

da sx: Renzo Di Nardo, Saturnino "Sat" Paolombo, Luigi Turilli, Alessio Bisogno -  Finale Nazionale CdS Cross 2009, Campi Bisenzio (FI)

Lezione magistrale. Forse ogni tanto sarebbe necessario farne una. Qualcuno, subito dopo la pubblicazione di "Rosso pretuziano", sembra abbia voluto farmi sapere che apparterrei alla categoria dei giornalisti fai da te, di quelli buoni a produrre, quando va bene, del giornalismo mediocre. Tranquilli: non sono un giornalista. Sono però un allenatore e vorrei esprimere un paio di concetti, per me - ed anche per qualche allenatore fai da te - scontati. Un runner agonista, non più ragazzino, con ambizioni di alta classifica (diciamo grossolanamente così) può: centrare l'obiettivo programmato, oppure raggiungerlo parzialmente o, nella peggiore delle ipotesi, 'cannarlo' totalmente. In ogni caso, si vinca o si perda, bisogna riflettere attentamente sulla relazione diretta che esiste tra la preparazione effettuata e il risultato ottenuto in gara. Anche quando, per disgrazia, si finisce bocconi inciampando da qualche parte. Lapalissiano. Vi risparmio perciò la retorica del campione che diventa più forte dopo ogni batosta e vengo ad argomenti un po' più tecnici.

Qui si parlerà di competizioni per gli junior e i senior. La corsa campestre, di 8 o 10 km che sia, su un percorso noto (terreno accidentato, battuto, molle o duro che sia), al freddo o al tiepido, esige una preparazione miratissima. Sorrido quando sento frasi del tipo "faccio il cross - la gara di cross, nds - così mi potenzio per le gare su strada e in pista". Sarebbe più corretto dire "miglioro la mia efficienza muscolare, così potrò rendere al meglio nei cross".
Chi pratica la corsa campestre ha bisogno di caviglie forti, di un sistema propriocettivo massimamente efficiente, di nutrire una passione speciale per questa disciplina. Ma non solo. Chi corre il cross da adulto è un diecimilista prestato al fango (passatemi la dizione letteraria). Un diecimilista e non un mezzofondista veloce. E non è un caso se a Castel Frentano, domenica scorsa, si siano imposti atleti usi a correre 10.000m e mezze maratone (mi riferisco a Daniele D'Onofrio, junior con 1h08:56 sulla mezza, Matteo Notarangelo, 14:28 sui 5000 ed anche lui esperto della 21,1 km, oltre ai 'miei' Luigi Turilli e Alessio Bisogno, entrambi diecimilisti in cammino per la Roma-Ostia a fine febbraio). Per correre davanti a ragazzi come D'Onofrio, Notarangelo o Turilli è condizione necessaria - ma non sufficiente - macinare non meno di 100 km per settimana. Per stare davanti ad un Daniele D'Onofrio o al 'mio' Turilli, in un cross, è condizione necessaria - ma non sufficiente - avere valori di Soglia Anaerobica nell'ordine dei 19,5 km/h.
Quando nel post "Rosso pretuziano" scrivevo che "comporre un gruppo vincente di giovani runners non è il gioco del “Fantatletica”, ma innanzi tutto un lavoro tecnico-culturale (in questo caso tutto abruzzese), programmato a dovere e che si gioca con intelligenza ogni giorno sul campo e sui libri", intendevo dire che per ottenere il risultato degli junior della Gran Sasso Teramo è stato necessario effettuare una preparazione finalizzata, studiata fin nei minimi dettagli (sulla carta, a parte Daniele D'Onofrio, i ragazzi della Gran Sasso avrebbero dovuto 'prenderle' di brutto dai loro avversari più diretti; l'Atletica è bella anche per questo).

Concludo, virando verso una riflessione personale. Non sono sempre caustico (qualcuno scriverebbe addirittura "perfido") nei miei post. Credo piuttosto di essere tra i pochi a scrivere dei risultati dei nostri migliori ragazzi, indipendentemente dal colore della loro canotta (si legga, ad esempio, "Abruzzo vero"); e lo faccio da un blog personale, mica da un sito federale. Se a volte i miei post corrono lungo la china di una puerile, innocente, partigianeria, allora fate un atto di laica misericordia. Non sono un giornalista. Sono un allenatore col vizio della scrittura.



martedì 17 gennaio 2012

Rosso pretuziano

(da sx: Salah Uddin, Daniele D'Onofrio, Lorenzo Di Stefano,
tutti della Gran Sasso Teramo)
Quando penso all’Atletica e al tirocinio obbligato di soave crudeltà pedagogica che ogni suo Campione ha dovuto affrontare prima di affermarsi come tale, ecco, il mio pensiero va alla corsa campestre. Chi vuole crescere nella corsa e crede pervicacemente che c’è ancora tanto da imparare faticando, in inverno affonda le proprie caviglie nel fango o, al meglio, nella terra molle. Ma non per qualche timido appoggio elegante. La corsa campestre rischiara l’anima e la mente, sporcando le scarpe e strozzando il respiro (altro che i ‘comodi’ legni delle indoor!).

Castel Frentano (CH), domenica 15 gennaio 2012. Campionati Regionali Assoluti Individuali di Corsa campestre. Li organizza la Nuova Atletica Lanciano sotto la guida esperta dell’illustre padrone di casa Camillo Campitelli, il runner perpetuo. L’Atletica, quella vera, che se ne strainfischia di ogni opinione (anche se aerobica) o ciancia, riparte mostrando il suo volto migliore.

(da sx: Lucrezia Anzideo e Claudia Del Giudice)
Un paio di gradi centigradi sopra lo zero alle nove del mattino. Non più di quattro intorno alle dieci, alla partenza dei 4 km della categoria Allieve, la prima gara della giornata. Percorso duro e a due facce. Un dedalo di un chilometro, uguale per tutti, da ripetersi quattro (Allieve), cinque (Allievi), sei (Junior F), otto (Junior M, Assoluti F), dieci volte (Assoluti M). Partenza dentro il locale campo di calcio, con i primi cinquanta metri (più o meno) sul manto erboso, rettilineo, che piega presto verso un terreno agricolo inclinato, da scalare e ridiscendere zigzagando per circa seicento metri prima di tornare dentro al veloce rettangolo di gioco, gioiosa tonnara per caviglie che hanno ancora qualcosa da dire.

Significante totale di questa splendida giornata di Sport, la tripletta degli Junior dell’Atletica Gran Sasso Teramo. Rosso pretuziano abbacinante; quasi imbarazzante. Daniele D’Onofrio, il primo dei tre, va via come un missile dal primo metro, senza alcun timore reverenziale nei confronti del blasontato Federico Gasbarri, vice campione italiano uscente sui 1500m nella categoria Allievi. Federico, in affanno dai primi metri di una gara serratissima e forse troppo lunga per il suo attuale ‘motore’, indossa la nuova canotta della Bruni Pubblicità Atletica Vomano; due esuberanti compagni di squadra (pugliesi, anch’essi da poco tesserati per la Bruni Pubblicità) avrebbero dovuto aiutarlo, come sembrava dalle battute iniziali, nell’improbabile compito di mettere in difficoltà l’irragiungibile Daniele di rosso vestito. Beata gioventù!
I rampolli della Bruni Pubblicità finiscono invece per fare il gioco della Gran Sasso Teramo, che non si accontenta di vincere il titolo individuale col mai troppo citato D’Onofrio, ma piazza Lorenzo Di Stefano al secondo posto (che bravo Lorenzo, e che testa) e un sorprendente Uddin Salah al terzo, entrambi protagonisti di una spettacolare rimonta. Rispettivamente al quarto, al quinto e al sesto posto i ragazzi della Bruni Pubblicità (e cioè Yassine Nazih, Federico Gasbarri, Giovanni D’Angelo), assai distanti dal primo classificato (Gasbarri prenderà un minuto e tredici secondi da D'Onofrio), segno che comporre un gruppo vincente di giovani runners non è il gioco del “Fantatletica”, ma innanzi tutto un lavoro tecnico-culturale (in questo caso tutto abruzzese), programmato a dovere e che si gioca con intelligenza ogni giorno sul campo e sui libri. Chiedetelo a Donato Chiavatti. Suo il merito di aver portato D’Onofrio ai risultati di oggi e alla consapevolezza di un talento ancora tutto da esplorare. Suo il merito di aver fatto dialogare, senza strepiti e clamori, le diverse anime abruzzesi di questo meraviglioso manipolo di giovani. (Tra questi non dimentichiamo il ‘veloce’ Luca Dezzi, Gabriele Colantonio e Luca Di Muzio). Bravo Donato, quindi, e complimenti a Maurizio Salvi e Massimo Pompei, rispettivamente Presidente e DT della Gran Sasso Teramo. Brava pure la Professoressa Concetta Balsorio, presente sul campo ad incitare e guidare tatticamente il ‘suo’ junior Lorenzo Di Stefano, secondo appunto, ed anche il terzo, Uddin Salah (Concetta, Lorenzo e Uddin hanno tutti cuore marsicano).

Degli assenti ‘illustri’ non si parla. Affar loro. Vengo piuttosto al mio orticello. Quattro i ‘miei’ atleti a Castel Frentano. Innanzi tutto Lucrezia Anzideo, oggi all’esordio nella categoria Allieve, con la sua nuova canotta rosso Gran Sasso e un bel titolo regionale di cross (oops, maledetto inglese!), sudato e benaugurante. Questo per lei sarà un anno importante, di crescita, difficile (ma esistono anni facili?); forse intrecciato. Lo risolverà con la mentalità di sempre, sciogliendolo dentro un sorriso.
Negli Allievi ha esordito pure Matteo Torrieri, tesserato per l’Atletica Rapino del mitico Presidente Gino Fosco. Matteo è arrivato secondo, perdendo allo sprint dal più giovane ma più esperto Alfred Kazimi (Gran Sasso Teramo). Che bello vedere due ragazzi lottare fino all’ultimo centimetro, finire stremati a terra due passi dopo il traguardo e abbracciarsi felici qualche minuto dopo. Una sorta di anacronismo. Ed io c’ero. Quale spettatore più felice di me?
(Luigi Turilli, Aics Hadria Pescara)
E poi, per chiudere, due righe sulla 10 km assoluta maschile. Vince un indiavolato Matteo Notarangelo (Bruni Pubblicità Vomano) a precedere di 28 secondi Luigi Turilli (Aics Hadria Pescara). Terzo un coraggiosissimo Alessio Bisogno (Aics Hadria Pescara) a meno di un minuto dal compagno di squadra. Luigi – come pure Alessio – atleticamente è cresciuto tanto. Facendo due conti (all’8° km è passato soltanto dieci secondi più lento del forte D’Onofrio) potrebbe provare a scendere sotto i 31 minuti sui 10.000 in pista, già da questa primavera. E partecipare così ai prossimi Campionati Italiani Assoluti all’aperto. Ne parlavo proprio con Donato Chiavatti: Daniele e Luigi potrebbero aiutarsi a vicenda in occasione dei 10.000 del C.d.S. di Corsa. Come scriveva qualcuno giorni fa, da qualche parte, “se son rose…”.

(Tutte le foto sono di Donato Chiavatti)
 

giovedì 12 gennaio 2012

Un podista lo sa (?)

Un podista sa che una gara ben organizzata la vedi innanzi tutto dal percorso, la cui misurazione deve essere esatta e, qualora si tratti di una distanza classica (10 km, maratona o mezza maratona), certificata. Un podista sa che, in una gara ben organizzata, troverà ogni mille metri – non un metro prima né un metro dopo – il segnale dei chilometri percorsi. Sa pure che avrà acqua a volontà negli spazi adeguatamente predisposti lungo il percorso. Un podista dà per scontato che in inverno riceverà all’arrivo almeno del tè caldo , e magari qualche fetta di ciambellone, oppure ancora acqua e sali minerali, se in estate. Un podista lo sa. O, forse, più verosimilmente, dovrebbe saperlo.

Un podista sa che una gara ben organizzata non lo terrà ‘in ostaggio’ due ore sotto il palco, dopo l’ultimo arrivo, prima della premiazione. Un podista sa che una gara con la “G” maiuscola inizierà a sfornare le sue brave classifiche, assolute e di categoria, crono individuale incluso, già qualche minuto dopo l’arrivo dei primi. Un podista sa che anche una sana tapasciata con qualche velleità agonistica ha bisogno di organizzatori esperti che nulla concedono al caso.

Un organizzatore che lascia ‘a secco’ (leggasi: senza un goccio d’acqua) centinaia di podisti in una calda mattinata di primavera, come durante una maratona autunnale è un povero diavolo, tradito da chissà quale contrattempo. Se poi insiste, ‘accorciando’ di circa 300m una mezza maratona (ed una maratona), è un incompetente cui nessuno dovrebbe dar più credito. Un podista lo sa. O, forse, più verosimilmente, in un Paese normale dovrebbe saperlo.

giovedì 5 gennaio 2012

Dimmi con chi vai, ti dirò...

"Amico o nemico?", mi chiedeva trepidante, tanti anni fa, un compagno di classe alle elementari. Ciclicamente quella domanda la faceva a tutti, a noi della terza ma anche ai più piccini in prima, due aule più in là. Quello era il modo di Michele per discriminare il Bene dal Male, per stare tranquillo e tornare al proprio banco in compagnia delle sue letture preferite (una volta a scuola si leggeva).

Col tempo, forse, anche il buon Michele avrà imparato che il mondo non è 'digitale', che c'è il bianco, il nero e tutto lo spettro dei colori. E che c'è pure il buio, che se ne infischia del nero, del bianco e pure dell'arcobaleno. Anche i ciechi hanno paura del buio.

"Tu da che parte stai, Mario?". Questa è una domanda molto recente. E non me la rivolge Michele.
Bella domanda. Posso dire dove non sto. Oppure con chi non mi accompagno. Così metto le mani avanti.

Non sto con gli Anonimi, volgari cacasentenze che, almeno su questo blog, sono sempre gli stessi (due tre, non di più).

Non sto con chi ha barato giocando con la propria salute e non ha mai ammesso di aver sbagliato (che valore etico, pedagogico, avrebbe avuto il riconoscerlo pubblicamente!) ed ora, in modo disinvolto, promuove sport e salute tra adulti e bambini; ovviamente non sto con chi lo sostiene nel suo frenetico impegno.

Non sto con chi anela la vittoria (una medaglia, uno scudetto, un primato) sopra ogni altra cosa, irridendo gli 'sconfitti' e strombazzando i suoi vacui successi; la caricatura di un Faust rozzo e meschino prima o poi tornerà ad incontrare il suo Mefistofele.

Non sto con chi vagheggia e celebra improbabili Città dello Sport. Le Città dello Sport non hanno cancelli chiusi al venerdì e al lunedì; e non hanno bisogno di 'buttafuori'.

Per ora mi fermo qui. Credo che basti.

lunedì 2 gennaio 2012

Always the sun


Pescara in fondo è un'isola felice. C'è (quasi) sempre il sole. Basta salire meno di un grado di latitudine e la magia s'interrompe.

C'è (quasi) sempre il sole, a Pescara. È lunedì e il meteo parla chiaro. "Always the sun" cantavano The Stranglers nel 1986.

Buon 2012 a Tutti.

venerdì 30 dicembre 2011

Letterine, convocazioni & affini (l'anno prossimo saremo migliori?)

Verrebbe da dar ragione a Tinca (si legga qui un suo commento in un recente post). Ma siamo in Abruzzo e non in Veneto; c'è una certa differenza (e che differenza). Qui in Abruzzo si organizza un raduno federale riservato ai migliori Allievi e Cadetti (questi ultimi del secondo anno). Nel comunicato pubblicato su fidalabruzzo.org si legge: "Si svolgerà sabato 7 gennaio, a Sulmona, allo stadio Nicola Serafini, il raduno tecnico invernale riservato ai migliori atleti delle categorie Allievi e Cadetti (questi ultimi secondo anno). L’appuntamento è fissato alle ore 9.30, presso lo stadio. Previste due sedute di allenamento e una riunione con i tecnici degli atleti convocati, con i quali la struttura tecnica regionale discuterà sullo stato della loro programmazione. Programma raduno. Ore 9.30: ritrovo. 10.00 - 12.00: 1° allenamento. 13.00: pranzo offerto dal Comitato Regionale agli atleti convocati. 14.30 – 15.30: incontro dei responsabili della struttura con i tecnici intervenuti. 15.30 – 17.30: 2° allenamento. Convocati in totale 79 atleti, ai quali se ne potranno aggiungere altri, su segnalazione delle società al Settore Tecnico."

Siamo alle solite: raduno per "discutere sullo stato della programmazione" degli atleti (il 7 gennaio 2012? E poi di quale programmazione parlano?); 2 (due) sedute di allenamento in un giorno per Cadetti del secondo anno?; ma conoscono gli atleti convocati (ce ne sono alcuni al primo anno Cadetti; altri convocati con all'attivo soltanto un paio di gare nel 2011; diversi esclusi per ragioni misteriose... Ripeto: conoscono gli atleti che convocano?; ed ancora: pranzo offerto agli atleti dal CR abruzzese; e i tecnici accompagnatori pranzeranno al sacco?

Al summenzionato raduno post-natalizio dovrei accompagnare quattro miei atleti, due mezzofondisti e due marciatrici. Perché dovrei collaborare con chi ha impedito ad una marciatrice da me allenata - e convocata al raduno sulmonese - di gareggiare in una competizione interregionale per poter ottenere il minimo di partecipazione per i Campionati Italiani Cadetti 2011? 
Babbo Natale, Befana, aiutatemi voi!


martedì 27 dicembre 2011

Jambo!


(ph by http://shareint.net/538/rafikirun

"Jambo" nella lingua swahili significa "ciao". Piccoli keniani salutano e sorridono, di corsa, mentre vanno a scuola. Uteshi wa mtoto ni anga la nyumba recita un proverbio swahili ("il riso di un bambino sono le fondamenta di una casa", tradotto in modo un po' sgrammaticato, ma molto facile da comprendere). Il segreto dell'invulnerabilità podistica keniana e tutto là, nella semplicità di un sorriso ritmato da un calpestio leggero e perpetuo.
I piedi battono il tempo. Un ritmo aerobico che si fa coro (anche quando corrono da soli i bambini keniani cercano altri bambini). La corsa è vita e gioco insieme. E giocare assieme agli altri fa più leggera la vita.

Girovagando su youtube ho trovato un video meraviglioso che non ha bisogno di spiegazioni. Ve lo linko qui in basso. Guardatelo con attenzione.




Penso ai miei alunni nel triste atto quotidiano di raggiungere la scuola. Quando non sono 'scaricati' dalle micidiali automobili dei loro genitori, coprono le poche centinaia di metri che separano "casina bella" da scuola in fila indiana, dentro la solitudine di un giochino digitale, urtandosi senza vedersi, come lumache obese e senza bava a segnare il percorso.
 
I Campionati Italiani individuali, maschili, dei 10.000 in pista, nel 2020 si vinceranno in 31 minuti.

martedì 20 dicembre 2011

La muta, la dispersione e Phil...


Per muta intendo il cambiare, metaforicamente, pelle (o piume, peli, esoscheletro; non vorrei s'incazzasse qualche biologo). Per dispersione l'odiosissimo drop out atletico. Phil invece è Phil. Confusi? Procediamo con ordine. Il sito ufficiale della Fidal Nazionale, http://www.fidal.it/, è stato rinnovato. Forse è presto per gridare "evvai!", devo ancora 'girarlo' per bene, ma al primo impatto mi piace; mi fa simpatia. La funzione del sito che gradisco di più è quella "Statistiche", apprezzabile facendo scendere la 'tendina' "Attività". E devo dire che come me (forse anche più di me) l'hanno trovata intrigante i molti giovani atleti che da ieri stanno inondando Facebook di "schede risultati atleti". Già, perché nella funzione "Graduatorie on line" (vi si accede dopo aver cliccato su "Satistiche") non solo è possibile fruire delle graduatorie regionali o nazionali di ogni disciplina e categoria, dal 2005 al 2011, all times incluse (funzione presente anche nel vecchio sito), ma pure ottenere la scheda dei risultati registrati in questi ultimi sette anni, in ogni disciplina, da ogni singolo atleta presente in graduatoria. Basta cliccare sul nome dell'atleta.
Una bella cosa.
Il ragazzo X esibisce pubblicamente i propri primati sul social network preferito; oppure sputtana l'amico Y che si è sempre vantato di correre gli 800m sotto i due minuti e che invece così veloce non è stato mai. Beata gioventù.

I miei giochetti sul nuovo Fidal.it, invece, mi portano altrove. Unicuique suum. Mi conducono, ancora una volta, sul terreno minato dell'allenamento dei giovanissimi; e mi fanno rispondere ad un passaggio del lungo commento-invettiva scritto da una giovanissima marciatrice (12 anni), nel post precedente ("Il torto degli assenti"). Scrive la dodicenne: "Sei sicuro di invidiare il Veneto? Dal video che hai proposto sembra una gran bella festa, ma una regione ovviamente non si valuta dalle feste ma dai risultati e non dai risultati della categoria assoluti dove spesso meriti e soldi si fondono e confondono, ma dai risultati delle categorie giovanili. In Veneto quasi non ci sono gare di marcia nelle categorie giovanili, nella mia categoria, Ragazze/i il miglior tempo di quest`anno sui 2Km femminile e` di 11'10" mentre quello maschile e` di 10'32", la seconda prestazione maschile scende gia` a 11'37", non mi sembrano tempi consoni ai fasti delle loro feste". Mmmm... Forse la ragazzina non sa che c'è gente che comincia a 'camminare' o a correre 'solo' a quindici anni. La 'mia' Giulia, per esempio, classe 1996, a gennaio di quest'anno non era ancora tesserata e conosceva la marcia soltanto attraverso i racconti dell'amica Erika, marciatrice pure lei, arrivata al taccopunta meno di due anni fa. Giulia era una semi-sedentaria. Oggi è 13^ nella graduatoria nazionale Cadette nella marcia km 3 (Erika è 11^). E, divagando un po' (ma non troppo), Tinca (è il nome della dodicenne del commento dal piglio adulto e ribelle) ignora pure le performance mediocri (cioé nella media) nelle categorie giovanili, ad opera dell'oro olimpico sui 20 km di marcia ad Atene 2004, l'amico Ivano Brugnetti.

Chi si occupa di allenamento dei bambini e degli adolescenti deve avere competenze superiori. L'altra sera a Teramo, in occasione della Festa di Fine Anno dell'Atletica Gran Sasso Teramo, ho appreso che la direzione tecnica del vivaio di quella società è stata affidata al guru Claudio Mazzaufo. Pedagogia dello Sport, programmazione severa, monitoraggio attento e periodico, ricerca scientifica avanzatissima al servizio dei più giovani, altro che risultati anticipati in stile Circo Barnum; credo che l'Atletica Gran Sasso del Presidente (e amico) Maurizio Salvi sia oggi un bell'esempio da seguire, non solo in Abruzzo.

Giocando ancora con le 'schede risultati atleti' è possibile leggere la breve storia atletica di ragazzi oggi finiti chissà dove. Oppure, sempre giocando, immaginare chi verrà o chi andrà via. I numeri non ingannano quasi mai.

E poi Phil. Phil è Phil Collins. La sua musica ha accompagnato alcuni dei momenti più belli della mia vita. Vi lascio quindi con un suo video. È All of My Life del 1990. Il  testo l'ho capito molti anni dopo perché, è storia nota, la 'lirica' è roba da vecchi...

sabato 10 dicembre 2011

Il torto degli assenti

Ieri, venerdì 9 dicembre 2011, la riunione indetta dal GGG Fidal Abruzzo (come stabilito dal Consiglio Regionale, nella seduta del 29 ottobre u.s.), presieduta dalla neoeletta Fiduciaria Regionale del GGG abruzzese l’arch. Manuela Trivarelli, “per trattare argomenti relativi ad una maggiore e migliore collaborazione fra i vari Settori del nostro Comitato, per una più oculata gestione dell’atletica abruzzese”, ha visto l’assenza totale del Settore Tecnico federale locale (intendo del fiduciario tecnico e dei responsabili di settore), nonché di quelle del Presidente e del Vice Presidente Vicario. Alla faccia dell’auspicata “maggiore e migliore collaborazione tra i vari Settori del nostro Comitato”.

Pesanti più di macigni le parole del Segretario, il Prof. Bruno De Luca; di fuoco e condivise dalla quasi totalità dei presenti quelle della Prof.ssa Concetta Balsorio (io le sottoscrivo alla grande). In soldoni: il Comitato Regionale Fidal Abruzzo nel 2011 ha toccato il minimo storico quanto a programmazione, comunicazione, gestione dei conflitti interni, conoscenza dei regolamenti (diciamo sommariamente così; spero che qualcuno abbia redatto un verbale della seduta).

Bene. Anzi no. Male. E mentre noi continuiamo a lessarci dentro una pignata spaccata, con dentro pochi fagioli e con le solite cotiche, sempre più rinsecchite ma attaccate tenacemente al fondo della stessa, ecco che altrove accade altro.
Guardate con attenzione il filmato che segue. Per carità, l’Abruzzo non è il Veneto; ma non è neppure il Botswana. Buona visione.


giovedì 8 dicembre 2011

Gone with the wind

Anche il 2011 atletico va sfumando. E con esso qualcuno vorrebbe mandare in dissolvenza i molti 'inciampi' di un'atletica regionale - quella del 'mio' Abruzzo - a mio avviso assai carente dal punto di vista progettuale e programmatico (a voler essere sbrigativamente buoni). Ma sì, volemose bene, recitano taluni; tessiamo quelle due tre tramucce che ci restano e facciamo passare in sordina 'sto annetto che ci separa da una prevedibile e gattopardesca rivoluzione light in chiusura dell'anno olimpico londinese. Prevedibile, ma comunque patetico.

Ho memoria lunga assai. Non bramo poltrone (non ne ho mai bramate). Lo sport per me è studium et stadium. E, quando sarà, i conti si chiuderanno, serenamente, ché per i pifferai magici in cerca di un'atletica roboante, spettacolare senza averne i numeri, il tempo è finito da un pezzo. E quindi, un consiglio ai molti uomini di buona volontà delle mie parti: portate ancora un po' di pazienza; tenete le perle più lucenti del vostro lavoro per voi, per un tempo diverso; lasciamo che il 'progetto' di questi nostri simpatici governanti sportivi esaurisca l'inerzia del proprio stanco movimento. Abbiamo accettato Monti e le sue tasse; dell'assenza di altri dirigenti e tecnici, quando sarà, ce ne faremo velocemente una ragione.

sabato 3 dicembre 2011

Method, Practice, Heart


Il Metodo. La Pratica. Il Cuore. Un altro post dal titolo in inglese. L'inglese spesso 'arriva' prima. E poi le prossime Olimpiadi si terranno a Londra, no?

Si parla spesso, da un po', nel nostro piccolo Abruzzo, di poli di eccellenza, di scuole di questa e di quella disciplina. È comunque cosa buona. È il segno di una volontà che (ri)prende a camminare. Di ambizioni che si mettono in gioco. C'è voglia di fare.

Voglio stare al mio. Scrivere, brevemente, dell'esperienza che sto portando avanti assieme a Fernando e Pippi.

Il Metodo. Parlo perciò del 'mio' WJR e dei suoi seminari podistici.
Il seminario tecnico del WJR sulla Mezza Maratona
Martedì 25 ottobre u.s., presso il Centro Sportivo "Le Naiadi" di Pescara, ho tenuto un seminario tecnico sulla Maratona. Una bella esperienza. Dialogica. Coinvolgente. Giovedì 24 novembre, sempre alle Naiadi, ho replicato con la Mezza Maratona.
Il WJR - Scuola di Podismi cerca la via del confronto diretto coi podisti. Non può esserci crescita se non c'è dialogo, diretto, tra quelli che fanno ricerca in ambito sportivo (si può fare ricerca studiando da allenatori, da medici, ma anche da 'semplici' podisti, marciando e correndo).

La Pratica. Bisogna stare sul campo. Bisogna impastarsi coi mille dilemmi quotidiani di un fare che non è mai uguale, semplice semplice, scontato. Soprattutto quando si ha a che fare coi giovani.

video

Il Cuore. L'idea che ho di cuore è meno romantica di quanto si possa credere. Amo il mio lavoro. Amo stare con i giovani. Possono avere un'energia straordinaria, 'contagiosa'. Allenarli è sempre un educarli (educare è mestiere complicato). E quando si fa un buon lavoro (che non è solo tecnico) si cresce tutti (me compreso). E cresce pure il gruppo (allenarsi in gruppo è condizione necessaria per i giovanissimi).
Il cuore ha quindi bisogno di cervello. Una passione autentica nasce dall'interazione equilibrata di cuore e cervello.

sabato 26 novembre 2011

(Meta)Changing

"Changing", il post precedente, ha collezionato quaranta commenti. La cosa mi fa pensare. Ecco quindi un 'meta-post', cioé un post oltre il post; oppure, meglio, un post che riflette sul post. Solo due righe però.

Una rana che pensa ad una rana che pensa.

C'è chi si è sentito tirare per il bavero da qualche commento (rigorosamente anonimo) malandrino; c'è chi mi 'accusa' di incoerenza, di cambiare (di nuovo un changing) sovente opinione, ma siamo a novembre ed io, in questo mese di foglie giallastre spazzate dal vento, da che esiste questo blog, ho sempre scritto in un certo modo. Andate pure, se avete tempo e voglia, su "Palingenesi inevitabile" del 2 novembre 2010; oppure su "Homo Novus" del 6 novembre 2009; o su "I propositi della Nuova Fidal Abruzzo" del 20 novembre 2008. Coerenza nell'incoerenza? Fate un po' voi.

mercoledì 16 novembre 2011

Changing

Novembre. Quasi dicembre. Tempo di cambiamenti. Anche in Atletica si cambia.

Cambiare società sportiva. Cambiare allenatore. Cambiare...

Cambiare può essere una liberazione, una rinascita, oppure un salto nel buio. Chi vivrà vedrà.

Cambiare, ma col cervello bene acceso. Sempre. Ché di pifferai magici è pieno anche il nostro piccolo mondo.

Buona fortuna a chi viene, a chi va, ma anche a chi resta.

sabato 5 novembre 2011

Opening lines

Il post poteva avere pure un altro titolo. "Nuovi orizzonti", per esempio. Oppure "Andare oltre". Dizioni forse un po' troppo retoriche. "Linee di apertura", nella scrittura anglosassone "opening lines", mi sembra più adatto. Rimanda pure alla tattica complessa del gioco degli scacchi e la cosa mi piace assai.

L'altro ieri parlavo con l'amico Michele Didoni, Campione del Mondo di Marcia nel 1995 a Goteborg e da circa due anni allenatore dell'oro olimpico nell 50 km di marcia a Pechino, Alex Schwazer. Michele Didoni partecipa come allenatore al progetto UNITED NATIONS TO LONDON – UN2L (cliccare qui per i dettagli), seguendo la preparazione olimpica dei suoi due gioiellini, Alex Schwazer appunto e Matteo Giupponi, giovanissimo e promettente talento della marcia, anche lui come Alex in forza al C.S. Carabinieri di Bologna.
Il progetto UN2L, mi spiegava Didoni, è un’inziativa al passo con i tempi e che ha riunito in un centro moderno ed attrezzato, la DDS di Remo e Luca Sacchi a Settimo Milanese (cliccare qui), allenatori e professionisti del training (Michele Didoni si diceva, ma anche il guru Giorgio Rondelli e lo studioso Simone Diamantini) assieme ad un gruppo di ragazzi di paesi e culture diverse praticanti, ad alto livello, sport diversi, ognuno ad inseguire "il proprio personale sogno olimpico di Londra 2012".
Di seguito linko il video di presentazione del progetto UN2L. Guardatelo con attenzione: è emozionante nella sua limpida semplicità.


Non solo marcia atletica per migliorare le prestazioni di un marciatore, quindi. Non solo running per un runner. Interessante... Ed è questa la filosofia che ha sposato il 'mio' (nostro, meglio nostro!) WJR - Scuola di Podismi che, non a caso, ha la propria 'base' presso il Centro Sportivo Le Naiadi di Pescara.
Fortuite analogie? No. Piuttosto necessarie sinergie. Per crescere. Per evolversi. La sfida è cominciata da poco, ma è cominciata...

venerdì 28 ottobre 2011

Sorrisi interrotti

(ph gazzetta.it)
Ho sempre avuto paura di andare in moto. Eppure il sogno della mia adolescenza aveva due ruote anche se una moto tutta mia non l’ho mai posseduta. Ed è per questo che desiderio, incoscienza e necessità spesso mi portavano a saltare in sella al vespone di Diego, compagno di scuola scavezzacollo, dalla simpatia irresistibile e dalla manetta del gas sempre girata al massimo.

Ovviamente non ero io a guidare. Mi limitavo a fare il ‘secondo’, la zavorra che sbilancia il pilota ad ogni curva. Diego tirava da matti la sua vespa 125 PX in rettilineo, d’inverno, la testa girata di lato, il bavero del giubbino fin sotto il naso, gli occhi due taglietti sul volto intirizzito e umido di lacrime che, a ritmo regolare, scivolavano veloci frangendosi sulla plasticaccia del mio triste giubbino, scimmia improbabile di una divisa imposta dall’imperante moda paninara di quegli anni.

Diego sbirciava la strada ad oltre centoventi orari, mentre io, appiccicato dietro ad occhi assolutamente chiusi, cercavo Dio col pensiero, augurandomi che nessuno, animale o essere umano che fosse, spuntasse da qualche parte a tagliarci la strada.

Ci andò sempre bene. Per fortuna.

Poi però, qualche anno dopo, la Fine venne a parlarmi nella forma di un angosciante comunicato stampa della Rai regionale, filando via spedita su una Honda XL 250. Sigillò dentro un brivido eterno e crudele la vita di Lucio, amico di mille scorribande adolescenziali, vera forza della natura (simpaticamente ribattezzato sguazzo, sguazzonis, dal nostro prof di latino). Lo schianto contro una A112, ferma dietro una curva dolcissima e fatale, a qualche passo dal mare, dopo un viaggio di una decina di minuti sulla veloce superstrada locale: Lucio è ancora là, coi suoi pochi diciannove anni, a custodire gelosamente l’illusione dell’invulnerabilità giovanile. Il mito puerile della vita eterna. Delle cose che c’è sempre il tempo per farle. Era il 1986. Avevo quasi ventuno anni.

Non ho più ventun anni da un pezzo. Ho sempre paura di andare in moto. E domenica scorsa, mentre seguivo marciatori e runners bambini, la Fine è tornata a parlarmi di sogni interrotti, di equilibri precari, di certezze che balbettano, portandosi via Marco, un altro Lucio, assieme ad un mondo di altre cose da fare. Di giovinezza da vivere.

Marco e Lucio avevano lo stesso identico, melanconico sorriso.

giovedì 20 ottobre 2011

Talking about running and...

Si comincia. Da martedì 25 ottobre 2011 partiamo coi seminari del WJR - Scuola di Podismi (c/o il centro sportivo "Le Naiadi" di Pescara, alle 19.30). Seminari, wow!, parola grossa. Sarà un parlare intorno ai temi 'caldi' dei podismi (walking, jogging, running e, perché no, anche cross training, ovvero le 'nostre' declinazioni del "trasporto su piede"); un dialogare razionale e sereno tra podisti appassionati (neofiti e non), sostenuto dalla più avanzata letteratura scientifica di riferimento.

Si comincia quindi martedì prossimo venturo, con LA MARATONA, mito di ogni runner che si rispetti; sogno o chimera. Mistero da svelare... Procederemo per tips, pillole di saggezza podistica che lanceranno (si spera) domande a raffica, cui volentieri mi sottoporrò.

L’importanza del riscaldamento scientifico (modalità esecutive); i mezzi di allenamento; il programma di allenamento; l’efficienza muscolare: l’elasticità e il rafforzamento muscolare; lo stretching scientifico; il controllo dell’allenamento: i test e il corretto uso del cardiofrequenzimetro; le scarpe; il maratoneta a tavola; l’infortunio: prevenzione e altri utili consigli...

Sotto a chi tocca! Siete tutti invitati!

sabato 15 ottobre 2011

La ‘mia’ marcia atletica (ma non solo)


Un polo di crescita (non un polo di eccellenza, sia chiaro!) per (e con) la marcia atletica in Abruzzo è possibile. Perché la marcia atletica piace, e scoprirlo oggi ha per me del miracoloso. “Posso provare la marcia?” è il refrain che sempre più spesso, da un po’ di tempo a questa parte, mi viene rivolto da ragazzi e ragazzini – in prevalenza ragazzine – quando sono al campo ad allenare.

La marcia atletica piace dalle mie parti perché piace l’ambiente che essa, la marcia appunto (qui intesa come comunità di atleti, tecnico, dirigenti e soprattutto genitori), ha saputo costruire intorno a sé. La marcia atletica collante miracoloso dunque, di podismi diversi, declinati sulla base di intensità ritmiche diverse, individuali, e diverse necessità esistenziali. La marcia atletica amalgama di un urgente, vitale, bisogno di sano movimento. Troppo astruso il concetto? Cerco di spiegarmi meglio.

Che cos’è la marcia atletica? La mia marcia atletica? È una contaminazione podistica. Mezzofondisti e marciatori che si scaldano insieme, che si incrociano in pista, che condividono fatica, dubbi e soddisfazioni. È un’esperienza formidabile che torna, e permea di sé un progetto finalmente maturo: la marcia atletica come cerniera tra il cammino e le varie intensità della corsa. I Podismi.

La marcia atletica, quella mia, incontra così un amico, il geniale Fernando Fusco. E nasce il WJR – Scuola di Podismi (clicca qui), sogno nel cassetto fattosi pensiero concreto, carne e azione; dialogo finalmente ritrovato tra marcia e corsa; ricerca applicata ai ‘sistemi di trasporto su piede’.

Che cos’è la marcia atletica? La mia marcia atletica? È la forza del gruppo che cresce e del metodo che si raffina. È il testimone che passa e il gioco che continua.

Ma è anche la Marcia Atletica. Studio, fatica, gioia e lacrime. Metafora del vivere senza finzioni e scorciatoie. Metafora del reale ad altezza d’Uomo.

Vi lascio allora con un racconto dei miei. Uno scritto di qualche anno fa. Allora allenavo solo giovani mezzofondisti. C’è tutta la Marcia che sono. Buona lettura.
__________________________________________________________________________________

Racconto breve di una breve marciatrice in nuce

Praefatio

Seguo mezzofondisti, in verità alcuni molto giovani. Educazione quindi, prima che allenamento (ma l’educazione è solo per i giovanissimi?). No, oggi di marciatori non ne ho. È un caso? Una scelta? Ne abbiamo già parlato. Provo a disintossicarmi dalla marcia, cercandone il senso alla giusta distanza, rimanendo un po’ alla finestra. Ma basta aprirla questa finestra – non una qualsiasi – che la marcia rientra (ma era mai uscita?).

Judex damnatus ubi nocens absolvitur.
L’assoluzione del colpevole condanna il giudice.
(Publilio Siro, Sentenze)

La marcia e il sorriso

Nove anni e le frequenze alari di un colibrì. Le sue ali sono due gambette trasparenti; eterea è tutta la sua figura. Soffici capelli crespi e lunghi, su meno (molto meno) di trenta chili di bimba vivacissima e tenace. Un frullare di passettini che è un fremito. Un palpito.

La bimba corre. È il moto perpetuo.

“Posso fare la gara di marcia domenica?” mi dice l’altro giorno. E già, perché per la categoria esordienti, domenica prossima, non ci sono gare di corsa. Solo il locale Trofeo Regionale di marcia. La faccenda mi rende nervoso. L’idea è invero partita da altri (si può scegliere la marcia a nove anni?). Provo allora a sentire direttamente la bimba che mi risponde con un sorriso disarmante; sorride, non sta nella pelle e balla la rumba su nervosissimi piedini rullanti. Ma cosa le salta in testa? Beata puerile incoscienza; ecco cos’è la marcia atletica: un atto di formidabile puerile incoscienza. Ma di cosa dovrebbe avere coscienza una bimba di nove anni? Delle lagrime di mio fratello (e mie) in quel crudele giorno di agosto del ’95 a Goteborg? Di quelle di torme di messicani di ogni epoca buttati fuori dal gioco anch’essi, leggeri nell’incedere come nel rispettare il regolamento? O di quelle recenti di un Deakes che a Osaka (e non solo lì) stava su per scommessa? (Attenzione: la scommessa di Deakes è quella vincente delle molte medaglie di Robert il polacco).

La bimba, per motivi anagrafici, non può ricordare Goteborg ’95. Credo ignori pure dove sia il Messico. Per la bimba colibrì anche Deakes è un carneade qualsiasi. Per lei c’è solo la gara di marcia, il suo esordio, la sua olimpiade.

E allora torno con la memoria ai miei inizi di marciatore, nel ’77, quando mio fratello ancora correva (nove anni pure lui allora, come la bimba; un ricorso storico?); quando la marcia era il mito Vittorio Visini e Daniel Bautista un marziano sgraziato e veloce che bestemmiava nel Tempio.

Prima di ogni gara anch’io, come la bimba colibrì, dormivo poco e passavo il tempo a fare tirate ancheggiando come un matto dentro al cortile di casa. Prima di ogni gara anch’io sognavo qualcosa d’indistinto e però soave; la marcia ti cattura perché reca in sé, come una duplice condanna, il crisma dell’impresa epica e la solitudine dei forti.

E marcia sia, mi dico, non senza timore. E marcia sia, le dico, con sincera emozione.

Arriva la gara. La bimba si scalda insieme ad un nugolo pigolante di giovanissimi campioncini della locale e blasonata società organizzatrice. Qualcuno nel gruppetto chiassoso la nota e le chiede da quanto tempo marcia. “Da adesso” fa lei col solito sorriso. Ed io, poco prima della partenza, mi trovo un po’ goffo e imbarazzato nel tentativo di spiegarle l’ineffabile, l’”abc” che non esiste ma che, in circostanze simili, deve essere detto. L’attesa per lo sparo dello starter, poi, è uno stillicidio: le bimbe aspettano calme ai duecento metri – dovrebbero fare i mille -, ma poi qualcuno ci ripensa (“i mille non esistono per gli esordienti! Tutti all’arrivo: si fanno i milleduecento!”). E allora tutte di corsa a tagliare il campo in diagonale per raggiungere la nuova partenza.

La gara inizia e mi dà subito strane emozioni. Sentimenti antichi, ma non distanti. Qualcuno marcia, qualcun altro corre palesemente per qualche metro; i bimbi non se ne hanno a male. Il colibrì vola, ad anche bloccate (maledetto me e il mio “abc” prima della partenza!), ma il suo gesto non mi dispiace, anzi. La sostengo come posso, con voce calma e stentorea. Cerco conforto nella videocamera e nei numeri: 28 kg di peso per 1,36 m di altezza; 100m percorsi (i secondi 100) in 39”, in 138 passi per 72 cm di ampiezza... ma che diamine sto facendo? Massacro la poesia misurandola, come Prichards, il professore emerito de “L’attimo fuggente”!

La gara è finita da un pezzo, ma la bimba colibrì continua a marciare dietro bambini che corrono. E lo fa ridendo di gusto.
Forse della marcia ha compreso tutto ciò che c’è da capire. Forse la marcia comincia e finisce lì.

(Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale).

lunedì 10 ottobre 2011

Prologo di un consuntivo non consunto

(ph di GIANCARLO COLOMBO/FIDAL)

Lo dico subito: questo è un post per gli amici e per i ‘nemici’. È uno scritto abbastanza corposo, di parte e ‘non sequenziale’, con diverse digressioni, virate brusche verso argomenti personali o generali (apparentemente) irrilevanti; dovrebbe dare il "la" ad un flusso cangiante, caleidoscopico, di descrizioni di incazzature e gioie immense, di delusioni e ripensamenti, di progetti finalmente realizzati e di burlette messe là per far vedere… (Adesso però mi fermo un attimo, ché vi sto intrecciando il cervello! Io però vi avevo avvertito. Siete ancora in tempo per volare altrove).

Si parla di sport. Di atletica, of course. Ma non solo. Si parla di umanità varia e sorprendente, di paradossi che stanno miracolosamente in piedi e di verità strapazzate malamente, accartocciate e buttate in un cestino. Di ragazzini (di gran lunga) migliori di noi e di adulti capricciosi e spesso incapaci di agire coerentemente rispetto al ruolo (sociale, professionale, istituzionale) assunto. Si parla pure (e per fortuna) di obiettivi raggiunti, di felicità, di appagamento. Di storie a lieto fine.

Sono appena tornato da Jesolo (VE), dai Campionati Italiani Cadetti 2011. Sono contento di aver portato su, nel Veneto brumoso di un autunno ritardato e ancora pieno di zanzare estive, quattro simpaticissimi ragazzi: due marciatrici, Erika Fusella e Giulia Marinucci, una mezzofondista, Lucrezia Anzideo, ed un mezzofondista, Massimiliano Santovito. I quattro moschettieri (tre ‘moschettiere’ ed un moschettiere, bisogna sottolinearlo) vestono, tutti, i colori della gloriosa ASD AICS Hadria Pescara. Quattro ragazzi-atleti. Quattro storie che meritano di essere narrate.

Erika e Giulia. La prima, più esperta (questo è il suo secondo Campionato Italiano Cadetti, ricordate il post su Cles l’anno scorso? Cliccare qui), ha avuto un finale di stagione in forte crescendo, centrando proprio a Jesolo la sua seconda migliore prestazione di sempre sui 3000m di marcia (15:43.83), classificandosi al 9° posto, prima abruzzese al traguardo e miglior piazzamento femminile per la nostra rappresentativa. La seconda, Giulia Marinucci, a febbraio ‘camminava’ i 3000m in 19:00. Pur essendo migliorata tantissimo nel giro di tre-quattro mesi è stata costretta a cercare il tempo minimo di qualificazione per Jesolo in zona Cesarini (solo due settimane fa a Giulianova (TE)), a causa di un ‘veto’, discutibilissimo, da parte del locale settore tecnico Fidal (cliccare qui); Giulia è riuscita comunque a portare a casa un onorevolissimo 15° posto chiuso in 16:25.14 (a Giulianova, due settimane fa, Giulia aveva marciato la distanza in 15:45.3). Sia lei che Erika hanno terminato la prova di questi campionati nazionali senza aver ricevuto ammonizioni.

Una mia considerazione finale sulla marcia femminile abruzzese a Jesolo: siamo riusciti a portare a questi campionati tre validissime marciatrici; come noi soltanto la Puglia e il Piemonte (non due regioni qualsiasi). Una delle tre ragazze aveva addirittura il terzo tempo di accredito (non era Erika; non era Giulia). Facciamo in modo, per il futuro, che le strategie tecniche del settore marcia abruzzese (la programmazione del calendario agonistico e le convocazioni negate, ad esempio) non finiscano col penalizzare il rendimento dei nostri atleti. Checché ne dica l’Anonimo di turno (sempre lo stesso?) non è così facile e scontato portare agli Italiani un paio di marciatrici, a prescindere dal risultato che otterranno poi in gara.

Lucrezia. 2000m Cadette. Gara così e così la sua. Il suo tempo di iscrizione era il migliore della serie più lenta. Finisce 12^ nella classifica totale, col suo secondo miglior crono di sempre: 7:00.63. Lucrezia i 2000m non li ‘digerisce’. La sfida dei giorni a venire sarà proprio quella di superare le difficoltà psicologiche che le impediscono in gara di ‘sentire’ il giusto ritmo – il proprio – e di recitare con forza calma il mantra cronometrico che conosce a menadito. La bacchetta magica c’è e si chiama esperienza. Lucrezia ha solo quindici anni. Beata lei.

Massimiliano. Classe ’97. Terza gara ‘seria’ della sua vita. Spero che lasci presto il calcio per dedicarsi al mezzofondo con maggiore attenzione e continuità. Col suo crono di accredito finisce nella serie cadetta e lotta come un disperato per stare in piedi: salta un avversario ruzzolatogli dinanzi a 50 metri dalla partenza; viene chiuso ai 500m e rimedia una chiodata che avrebbe atterrato un rinoceronte. In qualche modo riesce a venir fuori da un furibondo groviglio di gambe. Zoppicando un po’ passa in 1:45 ai 600m e riesce comunque a piazzare un ultimo 400m da 1:05 e spiccioli. 2:50.44 il tempo finale. Personal best. Di ragazzi così coriacei ne ho conosciuti davvero pochi (c’è voluta una buona decina di minuti prima che Massimiliano si convincesse della necessità di medicare la ferita rimediata ai 500m).

Del 2000m di Giulio Perpetuo si era già scritto. Maestoso. Checché ne dica il solito anonimo (stavolta la minuscola è d’obbligo) Giulio non “va lasciato (solo) all’orgoglio sulmonese” (e poi il campanilista sarei io). Di un ragazzo così talentuoso e intelligente si è fieri in tanti, in Abruzzo e anche fuori dai confini regionali (isole comprese).

E le polemiche? Ma sì dai, in chiusura voglio attizzare un po’ il fuoco. Maurizio Salvi, mio amico e presidente dell’Atletica Gran Sasso di Teramo, ieri ha scritto un comunicato assai eloquente sul sito della sua società. Il titolo fa così: “Cercando una spiegazione logica ad inspiegabili convocazioni”. Leggete il comunicato per intero cliccando qui. Provo a indovinare: un altro atleta escluso da un Campionato Italiano Cadetti per ragioni ‘imperscrutabili’? Qualcuno sa dirmi qualcosa di più preciso?

Attendo commenti, con ansia.


giovedì 6 ottobre 2011

L'Oro di Lanciano

Il Presidente del CP Fidal di Chieti Nunzio Varrasso solleva il Trofeo conquistato dai suoi ragazzi domenica scorsa a Lanciano

Il sito federale regionale non ha dato nessuna notizia del recente Trofeo delle Province 2011, svoltosi domenica scorsa a Lanciano per le categorie Esordienti/e e Ragazzi/e.

C'ero a Lanciano, ché ci sono Finali Oro imperdibili. Altri non c'erano, ma non ne abbiamo patito la mancanza.

Ecco il link del CP Fidal di Chieti, dell'ottimo Presidente Nunzio Varrasso e dell'altrettanto prezioso Andrea Sablone (attivissimo consigliere dello stesso CP Fidal), dove è possibile trovare la cronaca della bella festa lancianese (un plauso particolare all'ASD Nuova Atletica Lanciano): cliccare qui.

Chiudendo, vi lascio un'altra chicca: un bel post sempre a firma Varrasso, proprio sul sito regionale federale (cliccare qui). Chissà se qualcuno commenterà...

lunedì 3 ottobre 2011

Abruzzo vero

Federico Gasbarri insegue Lorenzo Dini ai Campionati Italiani Allievi, Rieti 2011 (ph da fidal.it)
Questa è l'Atletica abruzzese che amo. Senza "se" e senza "ma". Federico Gasbarri è oggi il significante assoluto di quanto le forze migliori della nostra martoriata atletica locale riescono ancora a produrre. Tenacia, Intelligenza, Determinazione, Progettazione... Nonostante tutto.

Federico ha galoppato con l'anima e coi denti il suo miglior 1500m di sempre: 3:57.37 ai Campionati Allievi 2011, sabato scorso a Rieti. Atletica vera che vuole crescere e ci riesce. Nonostante tutto.

Un grazie caldissimo pure a Carlo Piersante, silenzioso e attento allenatore di Federico. Di loro due scrissi qualcosa due anni e mezzo fa (cliccare qui).

Federico Gasbarri è tesserato per l'A.S.D. Falco Azzurro Carichieti ed ha mosso i suoi primi passi di mezzofondista partendo dal vivaio Esordienti di quella stessa società. Credo significhi qualcosa.

P.S.: a breve scriverò di Rieti e dei risultati dei nostri Allievi. Isabella Di Benedetto (Gran Sasso Teramo), 2^ nel peso Allieve, Elia Cavalancia (U.S. Aterno Pescara), 2° nel peso Allievi, Marika Santoferrara bronzo nel disco Allieve (Falco Azzurro Carichieti; sempre sia lodato il Prof. Bruno Olmi!)... Atletica vera. Abruzzo vero. Nonostante tutto.

sabato 1 ottobre 2011

Ho vinto qualche cosa?

Post semiserio. Post goliardico? Un pochino. Chiusa la questione scudetto, con annessa febbre (un'ipertermia di carattere emotivo, dicono alcuni), riposte nel cassetto del comò federale le t-shirt dei "primi della classe; secondi a nessuno" (non senza un velo di mestizia), rieccoci all'atletica di casa nostra, quella di base però; l'unica su cui bisognerebbe investire le nostre migliori energie (intelligenze, danari, eccetera).

Tra un anno cercheremo di darci un diverso assetto federale. Un governo diverso. Ma un anno è lungo e passarne un altro tra rarissime gare giovanili, collocate dentro giorni feriali (a scuola riaperta), oppure facendo salti mortali per far crescere e valorizzare giovani atleti emergenti, ecco, tornare in mezzo a queste ed altre beghe è cosa dura assai.

E allora mi metto a far domande ad un personaggio di fantasia. Uno con le cuffie e gli occhiali da nerd partenopeo (ma esistono i nerd partenopei? Boh...). Scherzo un po' per stemperare la rabbia che monta. E quindi, prima di chiudere con una domanda seria (stavolta indirizzata a chi non risponde mai), di seguito vi linko il video di un gigantesco Francesco Paolantoni, versione Robertino.


Ed ora la domanda. Se quest'anno, forti di un titolo di Campioni d'Italia a squadre vinto nel 2010, abbiamo lamentato problemi di ogni genere (comitati provinciali azzerati e poi ricomposti, attività promozionale giovanile ridotta all'osso, gare rinviate per 'sospetto maltempo', i noti problemi col GGG, raduni organizzati in due giorni, l'attività degli esordienti 'massacrata' da tagli di ogni genere, richieste di partecipazione a meeting giovanili negate - la questione della marciatrice Giulia Marinucci (ASD AICS Hadria Pescara, eccetera, eccetera, eccetera...) -, oggi che non siamo più Campioni d'Italia a squadre, quale 2012 ci toccherà in sorte?

Ho vinto qualche cosa? Ho vinto qualche cosa. Niente? Niente.