sabato 20 marzo 2010

Ingaglioffarsi

Quando discuti con i tuoi inferiori, li convinci soltanto di una cosa: che sono intelligenti quanto te ... (Irving Layton).

È proprio vero che non si finisce mai di apprendere. Bisogna però impegnarsi. Da qualche tempo ho iniziato una selezione feroce delle persone che conosco. Parlo di conoscenze e non di amicizie, ché gli amici sono entità metafisiche che attengono alla dimensione del sogno, del miracolo… Il primo evidente effetto di questa ‘potatura relazionale’ è l’aver guadagnato molto tempo ed energie che sto indirizzando verso attività proficue ed estremamente gratificanti. Selezionare la qualità delle relazioni personali comporta l’aver assimilato in modo assoluto l’arte del distacco, quel ‘volare alto’ sopra la dilagante miseria di un’umanità ridicola, sterminata ed assediante, prodiga di richieste, tutte dovute e, ahimé, drammaticamente coinvolgente.
Il blog che avete sotto gli occhi è la prova di quanto sia difficile – impossibile? – per me la pratica sistematica del su scritto distacco. Ecco quindi le mie tirate su questo e su quello; su capi, capetti e scimmie di kapò; oppure le mie invettive sugli sciocchini cui avevo concesso opportunità di crescita, per se stessi e, talvolta, anche per i propri cari. Cercherò, d’ora in poi, di impastarmi il meno frequentemente possibile dentro le note quanto trite piccinerie locali. Cercherò. Per non annoiarvi. Ma quando, inevitabilmente, tornerò ad ingaglioffarmi dentro le fuligginose osterie che questa esistenza mi offre in gran copia, abbiate nei miei riguardi un milionesimo della comprensione che il Vettori usò con l’immenso Machiavelli. Mi basterà.

lunedì 15 marzo 2010

Sviste eccellenti n. 2: 3:12.19!!!

Vorrei tanto non dover sparare a zero su alcune recenti scelte del Settore Tecnico Fidal Abruzzo, ma ciò che è avvenuto ieri deve essere raccontato. Ho già scritto della disavventura della mia atleta, Lucrezia Anzideo, (sì, la cadetta del post precedente), della sua iniziale mancata convocazione al Promoindoor di Ponticelli (NA) e poi del suo reinserimento ‘politico’ (“non conoscevamo la ragazza… la sua prestazione sui 1000m; prendiamo atto del suo valore, potrà però gareggiare fuori dalla rappresentativa regionale, per i colori della sua società”). Non so cosa pensare. Forse hanno voluto usare un’inusitata strategia pedagogica (di tipo nipponico, io credo): prima ti escludo, poi ti riammetto – ma con riserva e, comunque, tenendoti fuori dalla rappresentativa ufficiale – per far scatenare in te un motivante senso di rivalsa. Forse ha funzionato, visti i risultati (se qualcuno mi avesse chiamato avrei potuto indicare con molta semplicità i numeri attuali di Lucrezia). Ciò che non mi torna è l’errore marchiano, di tipo tecnico-strategico, che ha portato l’Abruzzo al 5° posto nella classifica finale Cadette. Con il contributo di Lucrezia (4^ con 3:12.19; le rappresentanti ufficiali, comunque bravissime, si sono classificate rispettivamente 5^ con 3:12.70 e 9^ con 3:15.81) unitamente al contributo - purtroppo non arrivato - del lungo e della marcia, sarebbero arrivate terze, agevolmente, magari a pari merito con la Campania. Dulcis in fundo l’11° posto dell’Hadria Pescara, nella stessa manifestazione, a sole sei posizioni dall’Abruzzo. L’Hadria, presente con la sola Lucrezia Anzideo, ha totalizzato 27 punti. Se il buon giorno si vede dal mattino (questa è la prima uscita dell'anno per la rappresentativa abruzzese Fidal)…

venerdì 12 marzo 2010

Sviste eccellenti

Ragioniamo pure sui poli di eccellenza, plaudiamo all’ottimismo di serie A, cerchiamo di essere Squadra senza disturbare il Manovratore ma, attenzione, colleghi tecnici d’Abruzzo: controllate sempre per bene i risultati dei vostri atleti e le classifiche regionali, on-line. Si possono vincere titoli regionali, oppure si può arrivare secondi, terzi e non essere menzionati nel sito federale locale (vedi i ragazzi dell'Hadria ad Ancona il 7 marzo u.s.; non tutte le società hanno pari dignità?). La seconda in graduatoria sui 1000m indoor cadette resta fuori dalla rappresentativa regionale per Ponticelli, così, per ‘ignoranza’ di chi dovrebbe conoscere bene i componenti del proprio Team (è noto che in Abruzzo ci sono migliaia di cadette che corrono in meno di 3:30 i 1000m). L’atleta verrà successivamente ‘reintegrata’ (dopo una garbata telefonata del mio Presidente). Gareggerà a titolo individuale però. È così che si alimenta e fortifica, nei nostri ragazzi, il sentimento di appartenenza ai valori atletici della nostra regione. Continuiamo in questo modo (che siamo solo a marzo).

martedì 9 marzo 2010

Certa forza, sostenuta da certe idee...

… Mi dà i brividi. E lo dico fuor di ironia. Provate a cliccare qui e a leggere dal primo all'ultimo rigo. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa il nostro Presidente Fidal Abruzzo, visto che quanto sopra segnalatovi è scritto nel forum del sito federale locale. Parole come “[…]18 energici anni di continuità a questi livelli con numeri, dati e statistiche alla mano, equivale a 60 anni di tante altre Società…”, di due post precedenti, lanciano l’ultimo, incredibile intervento. Eppure dico che dovremmo ringraziare gli estensori di simili documenti, perché rivelano, in modo netto, il tenore culturale di certa mission sportiva. È forse l’atletica dei ‘Primi’ e poi basta? Può l’atletica di serie A permettersi di umiliare chi esprime risultati diversi dall'eccellenza? Può l’atletica di serie A essere così antipatica (vi risparmierò i copia-incolla da Wikipedia)? Forse il gioco (questo) sta mostrando la corda (e comunque quanto può durare, coi tempi che corrono?). O, forse, sono io che non capisco una cippa. Una cosa posso però affermarla: il tempo (non ne serve poi tanto, in verità) fa presto a cancellare dalla memoria collettiva le medaglie ‘pesanti’, figuriamoci il resto. Parola dell’unico allenatore abruzzese di medaglia olimpica, in atletica leggera.

sabato 6 marzo 2010

Eccellenze incomprese

Innanzi tutto una premessa. Ai dirigenti sportivi abruzzesi che sono stati capaci di tenere per un lustro il proprio sodalizio sportivo ai vertici dell’atletica nazionale (tra le prime 10 società, tra civili e militari) va riconosciuto un notevole talento, per quanto concerne il management sportivo. Va anche detto che l’atletica di serie A, in Abruzzo, è una cosa buona per il movimento atletico locale nella misura in cui riesce a garantirgli ‘energia’ (continuità). Vanno bene pure i toni trionfalistici, l’enfasi, la magniloquenza di certi comunicati stampa (“Ennesimo trionfo di…”, “XY stravince ancora…”, ecc.), se possono alimentare l’interesse e, soprattutto, i consensi di quei genitori che, convinti dalla professionalità e dai risultati dei nostri sodalizi sportivi di eccellenza, troveranno naturale portare i loro figli a fare atletica, prima di avvicinarsi al basket, o alla pallamano, eccetera (ho volutamente omesso il calcio; è una questione di ‘intolleranza psicologica’).
Ma l’atletica di serie A e i suoi campioni hanno davvero un seguito così ampio dalle nostre parti? Sul Web sembrerebbe di no. Provate a leggere sul sito fidalabruzzo.org quanti clic fanno i ‘post di serie A’ e confrontateli con quelli di interesse regionale (esempio: venerdì 05.03.2010 il postGli abruzzesi ai Campionati Italiani di Cross”, fa registrare 62 letture; il precedente, “Ufficializzate le convocazioni per i Mondiali Indoor in Qatar”, 30 letture). Ditemi pure che sono un rompiballe. Questi però sono numeri. (A breve qualcuno, dall’’altra parte’, replicherà. E va bene così. Faranno qualche clic in più, che non guasta).

martedì 2 marzo 2010

Il buco senza nulla intorno

Qualcuno, qui in Abruzzo, parla con insistenza di “poli di eccellenza” per alcuni settori dell’atletica leggera. Ho provato e riprovato a farmi un’idea di “polo di eccellenza” per l’atletica abruzzese, ma riesco solo ad incartarmi dentro pensieri improbabili e grotteschi. È più forte di me. È una questione di senso della realtà. Un “polo di eccellenza”, per intenderci, dovrebbe essere una Scuola, che so, della Marcia, oppure della Velocità, del Mezzofondo; un centro di riferimento culturale e logistico per gruppi o singole discipline dell’atletica. Insomma, strutture al top e docenti qualificati per le eccellenze della nostra Regina.
Ecco che qualche domanduccia sorge spontanea. Ma quante eccellenze abbiamo in atletica dalle nostre parti? Quanto costa un “polo di eccellenza”? Chi lo finanzia? Ce n’è davvero bisogno?

In questi giorni mi capita spesso di osservare i molti bambini che fanno attività motoria (diciamo prosaicamente così) dentro le strutture dello Stadio Adriatico di Pescara. I frugoletti sono davvero tanti, e impegnano fino allo spasimo i nostri istruttori che, se ne vedessero arrivare degli altri (non moltissimi di più), potrebbero avere, a malincuore, l’ingrato compito di dire ai loro genitori: “Tutto esaurito!”.
Prima di parlare di “poli di eccellenza”, di “Università dell’Atletica” bisognerebbe chiedersi qual è il livello generale di ‘alfabetizzazione’ atletica (o forse motoria) dei nostri giovani, a che punto siamo con i progetti per la pratica dell’Atletica Leggera nella Scuola di Base, e su quale supporto finanziario e formativo possono contare i nostri tecnici (soprattutto quelli del settore giovanile). Tutto il resto è un buco. Un buco senza nulla intorno.

venerdì 26 febbraio 2010

Tempismo federale

Dal sito fidalabruzzo.org:


Un raduno tecnico per la domenica (domenica 28 febbraio 2010), comunicato tre giorni prima. Ringrazio il Comitato Regionale Fidal Abruzzo (e relativo Settore Tecnico) per la sensibilità. Per i prossimi incontri magari si potrà essere più audaci, comunicando la convocazione ad atleti e tecnici il mattino stesso del raduno.
Mah.

giovedì 25 febbraio 2010

L'occhio di Augusto

Giorni addietro, al campo, parlavo con Augusto Vancini (il primo da sx nella foto), amico fraterno dalla sensibilità sovrannaturale e profondo conoscitore del mezzofondo in atletica. Augusto mi invitava ad osservare gli allunghi sull’erba di alcuni ragazzini, di età compresa tra i dodici e i quindici-sedici anni; neofiti dell’atletica, sicuramente non atleti esperti, ma avvezzi ai fondamentali della corsa da almeno tre mesi (li vedo spesso fare andature di ogni tipo, rimbalzi, eccetera). Molti di loro, capaci di eseguire skip e calciate mediamente impegnativi, tornavano goffi ogni qual volta liberavano le frequenze del passo dentro un allungo di corsa. Una sorta di paradosso.
Augusto mi faceva notare quanto innaturale fosse la corsa di quei ragazzi; quanto incapaci fossero nell’esprimere fluidità dei movimenti, decontrazione. Ci si imperlava la fronte di sudore nel vederli soffrire a quel modo.
Trent’anni fa, diceva sempre Augusto, era rarissimo trovare ragazzi così impacciati, goffi nel gesto più naturale che ci sia (o che, a questo punto, ci dovrebbe essere). Chi arrivava al campo, a tredici-quattordici anni, aveva già sulle spalle (sulle gambe) un ‘curricolo motorio spontaneo’ straordinariamente ricco che veniva – aspetto decisivo – praticato quotidianamente in forma estensiva; si correva, si saltava, si strisciava, si rotolava, ci si arrampicava da mane a sera e dall’età di quattro-cinque anni.
Nel mio condominio non ero il frugoletto più veloce. E neanche il più resistente. Mio fratello Giovanni, che a dieci anni correva i 2000m in pista in 6:33.4 (ancora migliore prestazione regionale under 11; e chi la schioda più!), doveva vedersela con Fabio, suo coetaneo e condomino del 5° piano (noi si abitava al 4°), non molto più ‘lento’ di lui (nelle garette intorno all’isolato gli arrivava sempre qualche passo dietro).
Il nostro condominio non era ad Iten, in Kenia.

I ragazzi di oggi corrono più piano. E sembrano essere più fragili di quelli di ieri (fragilità intesa come predisposizione agli infortuni muscolo-tendinei ed osteo-legamentosi). Spesso cerchiamo un alibi ‘tecnico’ alla mediocrità dei nostri giovani atleti (quel refrain che suona più o meno così: corrono male e vanno piano perché non fanno ‘certi’ esercizi o perché corrono ‘così e cosà’). In realtà credo che, salvo in casi rarissimi (ogni tanto un talentuccio arriva), un allenatore di atletica leggera che opera oggi con i giovanissimi, abbia l’oneroso compito del riabilitatore. Un riabilitatore che avrebbe bisogno di almeno quattro ore al giorno da dedicare ai propri allievi. (Vogliamo davvero credere che basti un’oretta e mezza, fatta di una manciata di minuti di riscaldamento, venti minuti di esercizietti – come li definisce qualcuno – un’altra ventina di minuti di corsa, nelle varie modalità esecutive, e un po’ di defaticamento (o cold-down, meglio), doccia inclusa, per fare di un ragazzino ‘normale’ – e figlio di questa Società – un atleta con la “A” maiuscola?).

Intanto Augusto, ex ragazzino prodigio del running (quanto era forte!), continua a correre mezz’ora al giorno. E non ha podi olimpici da inseguire. Almeno non a breve.

domenica 21 febbraio 2010

Telefonate


Stamattina il cellulare bolle. La mia testa invece no, anche se sono praticamente afono e il raffreddore gioca ancora a tapparmi il naso. La prima telefonata è di Adriano che mi racconta, con la voce rotta dall’emozione, della bellissima galoppata di Chiara Barile (Aics Hadria Pescara), categoria Ragazze, seconda per un soffio – e per necessaria ingenuità (a questa età l’ingenuità è un valore aggiunto) – ai Campionati Regionali Individuali di Corsa Campestre di Sulmona. La soddisfazione di Chiara, l’essersi divertita faticando, è il trofeo prestigioso che oggi può portare a casa, e con immensa soddisfazione. I cronometri e le classifiche, intorno ai dodici anni, possono essere terribilmente fuorvianti; teniamolo sempre a mente.
La seconda telefonata è di Massimo Pompei, Direttore Tecnico dell’Atletica Gran Sasso Teramo. Mi comunica il freschissimo titolo italiano Allievi di Corsa Campestre, a squadre, vinto dai suoi a Volpiano. Gli faccio subito i miei complimenti. I risultati di Daniele D’Onofrio (4° classificato), di Lorenzo Di Stefano (18° classificato), di Gabriele Colantonio (20° classificato), di Antonio Rocci (31° classificato), Andrea Mariani (71° classificato), evocano in modo stentoreo nomi di tecnici abruzzesi: Donato Chiavatti, Concetta Balsorio, Giuseppe Antonini, solo per citarne alcuni. Questo ennesimo titolo dell’Atletica Gran Sasso è il successo di un’atletica giocata col cervello e col cuore di un Abruzzo che sento davvero vicino. L’Hadria Pescara – credo di poterlo affermare – sposa appieno questa intelligente sensibilità, foriera di futuro possibile (ché non mi sono mai piaciuti gli effetti speciali).
La terza telefonata è quella del papà di Lucrezia Anzideo (Hadria Pescara), splendido argento, sempre a Sulmona, tra le Cadette. Dietro di lei, per i colori dell’Hadria, l’8° posto di Margherita Scipione e il 12° della neo-marciatrice Erika Fusella. Il quarto trillo è del papà di Armandino Di Ciano (Hadria Pescara); il figliolo, secondo nei Ragazzi, è stato capace pure di alcuni ‘virtuosismi’ intorno a metà gara (stare davanti non fa più paura; anche Armando sta crescendo).
L’ultima telefonata, prima di andare a pranzo, me la fa l’amico Guido Mariani, tecnico dell’Hadria e capo spedizione a Sulmona. Discutiamo un po’ sui risultati di oggi. Prima di chiudere mi fa: “Sai chi è arrivato secondo tra gli Esordienti? Francesco, il figlio di Antonio!”. Francesco sgambetta da qualche giorno nel vivaio di Guido. E Antonio è Antonio Marchionne, mezzofondista che a diciotto anni (circa vent’anni fa) copriva gli 800 in 1:52.1. Se son rose…

sabato 20 febbraio 2010

Eeeetciù!!!

Un raffreddore fortissimo, qualche linea di febbre e un bel mal di gola: il mio weekend è servito. Stanotte non ho dormito per niente. Il naso congestionato mi ha costretto ad una grottesca respirazione a bocca spalancata, tipo balena di Pinocchio. Le lenzuola zuppe di sudore hanno completato questo quadretto desolante. Chissà per quale alchimia della memoria, torno indietro di circa trentuno anni, ai tempi di un’altra influenza che mi costrinse ad una sosta forzata di quattro cinque giorni, blindato al caldo della mia cameretta. A pensarci bene i giorni di stop furono sette. La faringite, degenerata in bronchite, fece salire il termometro ben oltre i 39 gradi. Ero messo maluccio. Non ancora quattordicenne ero fresco reduce dalla fase provinciale dei giochi della gioventù di corsa campestre. Ricordo che venne a trovarmi a casa Vittorio Maturo, indimenticato talent scout pescarese, fondatore dell’Hadria Pescara. Mi portò i saluti di Michele, mio coetaneo e compagno di squadra nell’Hadria. Michele, oggi affermatissimo imprenditore pescarese nel settore della comunicazione, alla fine degli anni ’70 correva gli 80m piani in 9.8. Mi aveva però battuto – ovviamente negli ultimi metri – proprio alle provinciali dei giochi della gioventù di corsa campestre, febbraio ‘79. Ero arrivato secondo, regolato in volata da un velocista che non disdegnava i due km del veloce tracciato del Parco d’Avalos di Pescara.
Oggi un velocista di quattordici anni per correre due chilometri ha bisogno del motorino. Anche qualche mezzofondista.

domenica 14 febbraio 2010

Capitoli chiusi

Quando un impegno di lavoro difficile e delicato viene ad interrompersi improvvisamente, anche se per ragioni già palesi all’inizio del compito stesso (certe storie hanno la fine stampata in rilievo fin dalla prefazione), strani sentimenti iniziano a mulinare dentro al cervello. Inizialmente ci si può incazzare perché è andato alle ortiche un progetto che, nella sinusoide dei progressi preventivati, procedeva secondo quanto pianificato. Bisogna poi fare i conti con quei sentimenti, meno cerebrali, che definiamo "ragioni del cuore". Quando finisce un rapporto di lavoro, una collaborazione, drasticamente e per motivi legati all’incapacità di certuni nel procedere linearmente (c’è un responsabile del progetto, uno soltanto), unitamente alle insopportabili e risibili interferenze di chi dovrebbe occuparsi d’altro, allora si spezza l'anima nel veder naufragare la possibilità di una crescita, individuale e collettiva e, cosa straziante, assistere alla deriva di anime innocenti.
Quando chiudo un capitolo, giro pagina e vado avanti. Non torno indietro per rimettervi mano. È chiuso, appartiene alla memoria; appartiene all’esperienza. Rimane la bella consolazione (mai troppo apprezzata) di aver liberato (e quindi guadagnato) del tempo e molte energie per i giorni futuri, a patto che il capitolo, chiuso ma scolpito nel cervelletto, eviti al viandante, all’occorrenza, ulteriori 'cattivi' incontri (errare è umano, perseverare è da pirla).

martedì 9 febbraio 2010

Conticini elementari

L’altro giorno facevo due conticini elementari: calcolavo, ora più ora meno, il tempo che ho dedicato in un anno (il 2009) alle ‘questioni atletiche’. Ho quantificato l’impegno sul campo – quello che si definisce “in presenza” – in circa 400 ore. C’è poi lo studio, inteso come formazione-aggiornamento, come ricerca. Per questa attività ho speso addirittura più di 700 ore. E fin qui siamo al parametro “tempo” (che non voglio ‘tradurre’ in danaro; per ora). Quanto al “danaro”, investito in formazione, ricerca, eccetera, e a quello speso in benzina, telefono, eccetera, beh lì siamo ben sopra i 4000 €.
Chi si occupa di atletica leggera da allenatore, con professionalità e passione, conosce bene questi numeri perché appartengono al proprio bilancio esistenziale (pesando su quello familiare, prosaicamente parlando).
Dalle nostre parti, in Abruzzo, sento parlare con insistenza di rilancio dell’Atletica, di progetti per il reclutamento; addirittura di costituzione di poli di eccellenza per taluni settori e/o discipline. Battuta ironica (ma non troppo): qualcuno ha forse vinto al superenalotto? C’è un pool di mecenati desiderosi di investire fiumi di danaro sull’Atletica e non ne sapevamo nulla? Oppure, come solitamente accade in politica, si fanno progetti – sempre ambiziosi – senza avere i mezzi per realizzarli?

domenica 7 febbraio 2010

Ancora Turilli, ancora Asd Aics Hadria Pescara!

Luigi Turilli, Asd Aics Hadria Pescara (ma a giorni la dizione si 'rinnoverà'; è una sorpresa) è il nuovo Campione Regionale Assoluto di Corsa Campestre. Oggi, nel fango di S.Valentino in Abruzzo Citeriore (quanto ci piace il latino!), succede a Saturnino Palombo (suo compagno di squadra) campione regionale nel 2009 a L'Aquila. Al secondo posto il mitico Flavio Di Bartolomeo, sempre Hadria Pescara. Come dire... pelo e contropelo!
Una piccola nota in conclusione: Luigi Turilli ha vent'anni e milita nelle Promesse. Mica avrà vinto due titoli?

venerdì 5 febbraio 2010

Integrati

Roba vera. Memoria fresca, di qualche giorno fa. Un raccontino veloce veloce per stemperare i rigori dell’inverno e dell’atletica nostrana. Buona lettura.


Non tutti i keniani corrono veloci e a lungo come gazzelle. Non tutti i cinesi sono saggi e si muovono come Bruce Lee. Quant’è facile diventare italiani…


Sono stato a pranzo dai miei genitori. Riprendo la via di casa, a piedi, concedendomi un’andatura lenta su un marciapiede interminabile che invita al passo spedito. Due ragazzini sui quattordici anni, i jeans dal cavallo basso fino al cavo popliteo, giubbini superfirmati e nike air dai lacci lentissimi, camminano pogando e ciondolando dinanzi a me. Quello a sinistra, cappellino con visiera sul naso, impugna un nunchaku, un’arma tradizionale cinese costituita da due corti bastoni uniti da una breve catena. I nunchaku vissero in Italia nella seconda metà degli anni ’70 un momento di particolare notorietà e diffusione, portati dai film di Bruce Lee. Era pure il tempo in cui fiorivano copiose le palestre di kung fu, dai nomi marziali e spesso improbabili.

Il ragazzino a mancina comincia a far ruotare pericolosamente e senza maestria alcuna i nunchaku, mentre quello di destra è tutto preso da un’inutile telefonata senza scatti alla risposta. Parla, sorride; ogni tanto si scansa per evitare i colpi dell’amico. Il cellulare sembra essere il suo unico interesse, tanto che, messa giù la telefonata, attacca subito a lavorare di sms. Lui è cinese, ma non ha i nunchaku.
Quello col nunchaku, biondino e brufoloso, ad un certo punto gli fa: «To’ Wang, fammi vede’ come si fa…». Allora Wang, riposto per un momento il cellulare, prende bastoncini e catenella e, scimmiottando un Chen surreale e spaesato, vorrebbe farli girare attorno alle scapole, ma si mena un colpo terribile dietro la nuca.
«Ma vaffangul’ Vince’, tu e ‘ste cazz’ di mazzette!», urla all’amico brufoloso.
Vincenzo recupera il nunchaku e lo fa sparire nello zaino. Wang, ancora dolorante, riprende il lavoro al cellulare. Io, dribblati i due ragazzini, ringrazio Cristo di aver evitato i segni di un immemore e maldestro furore cinese, sugli incisivi.

mercoledì 3 febbraio 2010

Habemus cohortem!

Sì, il team tecnico federale locale c'è. Ed è ufficiale (cliccare qui per leggere i dettagli). Habemus cohortem!, quindi. Buon lavoro (e ce n'è tanto!) ché la strada sembra essere in salita. C'è forse continuità (leggasi condivisione, confronto dialettico) tra il gruppo di lavoro precedente e questo appena insediato?




lunedì 1 febbraio 2010

Malgrado noi

Ieri a Giulianova è andato in scena il cross giovanile; quello degli Esordienti, dei Ragazzi e dei Cadetti (maschietti e femminucce, obviously). Molto bello il percorso ricavato attorno all’impianto di atletica leggera di via Orti. Impeccabile l’organizzazione degli amici dell’Ecologica “G” di Giulianova.
Tanti ragazzini a divertirsi, come non ne vedevo da anni. Nessun fenomeno, nessun novello Bekele, ma tanto entusiasmo e molta omogeneità nei valori espressi in gara nelle primissime piazze, tanto che già dalla prossima prova (che si svolgerà il 21 p.v. a Sulmona e che vedrà pure l’assegnazione del titolo regionale individuale) potremo vedere ribaltamenti nell’ordine di classifica, sia nei Ragazzi/e che nei Cadetti/e.

Tanti ragazzini, vi dicevo. E molti genitori, e allenatori a sbracciarsi, ad urlare, convinti di avere sotto gli occhi il talento degli ultimi vent’anni. Il campione del futuro. A scrutare quei visini cianotici e contratti, quelle gambette nervose e frenetiche, c’era pure qualche adulto che cercava di memorizzare nomi e volti. Qualcuno forse in ritardo nel comprendere che il nostro futuro è soprattutto là, tra quei ragazzini, e non altrove. Qualcuno che vuole ‘recuperare’, ma che manca, forse, di un progetto e del giusto entusiamo (che nessuno può inventarsi).

Di ieri ho un’immagine nel cervello. Una su tutte. L’abbraccio di Armando ed Emanuele (rispettivamente secondo e primo nella categoria Ragazzi), dopo una galoppata infinita ed entusiasmante. Un abbraccio che si fa beffe di ogni nostra nevrosi sportiva o pateracchio federale. I ragazzini sanno ancora divertirsi. Malgrado noi.

martedì 26 gennaio 2010

Un uccellino mi ha detto...

... che qui in Abruzzo manca ancora (e siamo quasi a febbraio) la struttura tecnica Fidal. Non sappiamo cioè chi deve fare cosa (leggasi "indirizzo tecnico federale regionale") nei vari settori della nostra amatissima - quanto tormentata - Atletica. E dire che l'anno agonistico 2010 è già cominciato. I 'politici' del nostro sport (l'Atletica, appunto) sono però tutti al loro posto. Saranno sicuramente al lavoro, e attendo con ansia la squadra di tecnici di eccellenza che andranno a comporre. Per ora tutto tace, tranne ovviamente quell'uccellino che credo sappia più di quanto non cinguetti. Qualcuno vuole cinguettare, pardon, aggiungere qualcosa?

domenica 24 gennaio 2010

Primi! (La prima volta dell’ASD AICS HADRIA PESCARA)


L’ASD AICS HADRIA PESCARA vince il Cross Lungo del CdS Regionale in Abruzzo, oggi a Penne. Nei trentacinque anni della sua gloriosissima storia non era mai accaduto (ricordiamo che l’AICS HADRIA PESCARA è stata la prima società di mio fratello Giovanni, quella di Gisella Orsini, prima di entrare in Forestale, di Luciano Carchesio e tanti, tanti altri campioni)! Alla vittoria nel lungo si aggiunge l’ottimo terzo posto dei miei (a pari merito con l'ASD Amatori Podisti Pennesi) nel Cross Corto.
Complimenti quindi a Saturnino Palombo (il mitico Sat!) secondo classificato sugli interminabili 10 km, in un duello avvincente con l’irriducibile Matteo Notarangelo (Bruni Pubblicità Atl. Vomano); grazie ancora all’emergente Luigi Turilli, terzo, davanti al sempre verde Gianluca Pelusi (Bruni Pubblicità Atl. Vomano), e grazie pure al tenace Alessio Bisogno, quinto; senza di lui non avremmo mai vinto (la Bruni Pubblicità Atl. Vomano è arrivata seconda, di un punto!).
E poi ringraziamenti a valanga per Flavio Di Bartolomeo, quarto nel Cross Corto, per l’eroico Luigi D’Alimonte, decimo (e fermo da circa un mese per guai muscolari), e per un commovente Alessandro Di Cintio, sedicesimo, armato di coraggio e fedeltà nipponiche (anche lui reduce da una serie interminabile di ‘acciacchi’). E che dire dei ‘solitari’ Luca Di Muzio (unico Allievo, partito come un matto all’inseguimento di Daniele D’Onofrio) e Denny Anzideo (junior)? Grazie ragazzi. Grazie, grazie, grazie… (Ah, se potesse tornare Vittorio Maturo!).


sabato 16 gennaio 2010

Cross

Il 24 gennaio prossimo ricomincia la stagione crossistica, qui in Abruzzo. La mia trentatreesima. Una decina di queste le ho vissute da runner, un crossista forzato, davvero poco uso a quel tipo di fatica che è propensione all’irregolarità del ritmo, agli avvii accelerati e ‘al buio’ – nel cross sovente si corre ‘al buio’, si affondano i piedi nell’ignoto, senza avere nessuna garanzia che essi, una volta al suolo, possano sopravvivere per l’appoggio successivo –, alle gomitate feroci per infilare da front runner, col petto che sfida il vento – spesso gelido – il budello di nastri bianchi e rossi e paline, quella formidabile tonnara umana che corre su un tappeto cangiante, che può essere limo umido o battuto, erba, sabbia, ghiaia, pietre; un sentiero qualche volta coperto di neve e ghiaccio, dall’altimetria clemente o bizzarra. Il cross esige incoscienza; permeata di fredda razionalità. Il cross necessita di coraggio e irruenza; governate dal giusto timore e da cosciente temperanza. È un ossimoro. È allegoria esistenziale crudele e gioiosa.

Provai il cross per la prima volta a dodici anni. Fu un’esperienza traumatica. Tutti mi spingevano, mi cacciavano indietro con delle manate incredibili; era come uscir fuori da un cinema che andava a fuoco: i più grossi e forti erano già davanti, nella parte stretta dell’imbuto che portava all’angusto sentiero che era il percorso di gara. Pieni di ormoni in subbuglio, di muscoli tonici e nervosi, gambe da calciatori incalliti e cattiveria da vendere, i primi correvano davanti sprintando ogni tre appoggi. Vedevo le loro schiene larghe di quindicenni anticipati, le gambe già pelose, bambini con la barba venuti su con strani omogeneizzati. Cercavo di superarne qualcuno. In verità non molti. E non i primissimi. Puntavo quelli che immaginavo sarebbero scoppiati dopo qualche centinaio di metri dalla partenza, ma che, da cagnacci, chiudevano sempre ogni possibile passaggio, dondolando di qua e di là ubriachi di fatica, ma sufficientemente lucidi da rompere le balle ancora cento metri. Arrivai fresco al traguardo. Fresco ma deluso. Intorno alla trentaduesima posizione (era una competizione provinciale scolastica!). Dietro di me forse un centinaio di ragazzini. Oggi, in una competizione scolastica provinciale, non fai sessanta partenti neanche se all’arrivo regali ipod dell’ultima generazione. È un mondo che non ha più bisogno di allegorie, né di scuole.

lunedì 11 gennaio 2010

Instant movement Vancouver 2010 (by Olos)


Vi ho parlato spesso dell'amico Valerio Di Vincenzo. Ve lo presentai con un post criptico, a gennaio dell'anno scorso (cliccare qui). Poi replicai in occasione dei Giochi del Mediterraneo di Pescara, offrendogli la possibilità di descriverci, su queste pagine digitali, il suo Progetto (cliccare qui), quell'Idea formidabile che è la Tregua Olimpica, che spiegò più dettagliatamente nel post del 25 di giugno 2009 (cliccare qui).
Valerio è sempre in movimento. La Tregua Olimpica, Ekecheiria (in greco "alzare le mani"), assume maggiore forza e sostanza ogni giorno che passa. Punta dritto verso Vancouver 2010 , in un INSTANT MOVEMENT che, come ci dice Valerio stesso, si pone come "spartiacque tra i fatti e le parole".
Tornerò a brevissimo, insieme a Valerio, sul progetto che, per ora, vi invito caldamente a conoscere semplicemente facendo un ultimo click qui. Buona lettura.